Diego Armando Maradona | Intervista con Paolo Castaldi

Cosa aggiungere su Diego Armando Maradona dopo la commozione mondiale per la sua morte, seguita da articoli, servizi giornalistici, pagine Internet? Difficile trovare qualcosa di nuovo, ma a me è parso di scorgerlo in un libro a fumetti uscito qualche anno fa: Diego Armando Maradona, di Paolo Castaldi (BeccoGiallo, 2012). Duecento e passa pagine a colori, anzi bianco e nero con molto azzurro, formato 14×17, per raccontare in grande un mito del calcio mondiale e non solo del calcio, che mi ha conquistato nonostante io non sia un gran appassionato di questo sport. Forse perché nel libro di Castaldi non c’è quella retorica pallonara, e manco quel moralismo su Maradona.

Paolo Castaldi è un suo tifoso, si sente, ma non ha voluto fare un’agiografia, manco una semplice e classica biografia. È un libro onirico, senza schemi fissi. Ricorda il modo di narrare di Osvaldo Soriano, se volete un esempio letterario. C’è il Maradona pubblico, quello che arriva a Napoli e conquista la città, quello che vince il mondiale con la sua Argentina, dopo quella partita passata alla storia per suoi due gol all’Inghilterra (uno di mano, l’altro che è, secondo gli esperti, uno dei migliori gol di sempre). C’è il Maradona di episodi meno conosciuti, come la sua partecipazione in un campetto di periferia a una partita per raccogliere fondi per un bambino malato che non aveva soldi per operarsi.

C’è anche il Maradona delle sconfitte, e accanto a lui uomini sconfitti che grazie a lui si tolgono qualche soddisfazione, tipo quell’operaio di origini meridionali che finalmente vede il suo Napoli vincere contro le grandi squadre del nord Italia, dove lavora e dove si ammalerà di cancro perché esposto all’Eternit. Ecco, è questo ciò che colpisce del libro sul campione di calcio Diego Armando Maradona: il mischiare fatti di gente comune al mito (è un fumetto sì, ma un fumetto BeccoGiallo) e poi anche una certa magia surreale tipica del Sudamerica (e anche di Napoli).

Per questi e altri motivi mi sono appassionato a Diego Armando Maradona di Paolo Castaldi, e ho quindi voluto intervistarne l’autore. Ecco cosa mi ha detto.

Diego Armando Maradona

Come è nato Diego Armando Maradona, questo tuo libro a fumetti sul mito del calcio per eccellenza?

Il libro è uscito la prima volta nel 2012 per BeccoGiallo, e ha avuto varie riedizioni e traduzioni estere. Nel tempo è diventato un piccolo cult per i maradoniani doc, una delle opere di riferimento per quanto riguarda il binomio calcio e fumetti, e questa è la soddisfazione più bella.

È nato per caso, durante una cena con Guido Ostanel, CEO di BeccoGiallo. Stavamo discutendo di un possibile nuovo titolo da realizzare assieme dopo l’uscita di Etenesh e a un certo punto lui mi dice che da qualche tempo erano alla ricerca di un bel soggetto sulla figura di Maradona. A quel punto mi sono illuminato in viso: “Lo faccio io! Lo faccio io!”. Era un sogno che si andava a concretizzare. Io sono milanese di nascita ma Napolista di fede sportiva, per via di mio padre che invece a Napoli ci è nato.

Sono cresciuto con i gol di Maradona nel videoregistratore e nel tempo ho approfondito il suo “culto”. L’idea di raccontarlo a fumetti mi esaltava!

A più di due mesi dalla scomparsa, cosa aggiungere su di lui?

Nulla. È morto solo, esattamente come ha vissuto. Usato da tanti, tantissimi, per interesse personale, per soldi. Di Maradona ho sempre avuto l’idea di un uomo fragile, amato da popoli interi, quello napoletano e quello argentino di sicuro, ma lasciato solo da chi avrebbe dovuto aiutarlo nei suoi momenti difficili.

Solo una pandemia globale è riuscita a separare Diego dalla sua gente per un ultimo saluto. Senza il COVID avremmo assistito, credo, al più imponente funerale di massa degli ultimi decenni.

Diego Armando Maradona

Come hai trovato le storie e i personaggi che hai intrecciato con Maradona?

Fin dall’inizio avevamo un unico punto fermo: non fare una semplice biografia. Di biografie su Maradona ce ne sono già troppe, inoltre esiste un’autobiografia firmata da Diego stesso, cos’altro avrei potuto aggiungere? Il libro doveva invece rispondere a una domanda che in molti fuori da Napoli si pongono: come mai è così amato dai napoletani? Come mai proprio lui è non un altro?

Quindi avevamo bisogno di spiegare cosa ha rappresentato per quella città, che negli anni ‘80 era vista dal resto del Paese come un tumore da estirpare. Criminalità organizzata, casi di colera, una scia di disperazione lasciata in eredità da un terremoto devastante.

Nel 1984 arriva da Barcellona il giocatore che già allora era considerato il più forte del mondo e di per sé pareva una cosa dell’altro mondo. Perché non ha scelto una delle ricche e blasonate squadre del nord abituate a cannibalizzare i campionati vincendo trofei su trofei, ha scelto la povera Napoli, zero scudetti in bacheca.

Ed ecco che abbiamo deciso di raccogliere alcune storie che potessero essere simbolo di quel riscatto sociale che la venuta di Diego ha rappresentato per la città. Sono storie trovate in giro, tra articoli di giornale, durante letture o visione di documentari, scovate nei miei viaggi a Napoli, per la strada.

BeccoGiallo come editore. Come è nata la collaborazione con loro?

Sono andato a cercarli io dopo aver letto il volume su Ilaria Alpi scritto da Marco Rizzo e disegnato dal bravissimo Francesco Ripoli. Mi pareva un’idea splendida quella di utilizzare il linguaggio del fumetto per raccontare la realtà che ci circonda per conservare la memoria di fatti importanti e troppo spesso dimenticati o, peggio, taciuti e rimossi, della nostra storia e della nostra società.

Mi sono proposto come autore unico mostrandogli i volumetti di Nuvole Rapide, la mia prima opera a fumetti, realizzata tra il 2009 e il 2010 e dopo qualche mese mi hanno contattato via mail chiedendomi di presentare qualche progetto concreto.

Grazie anche loro sono diventato un autore consapevole, ho pubblicato sei volumi, ho girato fiere e librerie di tutta Italia. Sono ancora amici cari, una seconda famiglia, nonostante i nostri percorsi editoriali si siano (per il momento) separati.

Maradona è stato per molti un Dio in terra. Raccontarlo oggi, dall’aldilà, con altre storie… possibile? Per dare un seguito al tuo libro.

Immagino di sì, la sua figura è così complessa e sfaccettata che qualche lato nascosto e ancora poco esplorato esisterà. Per quanto mi riguarda sono soddisfatto così, non credo di poter aggiungere altro.

Progetti futuri di Paolo Castaldi?

In questo momento sto disegnando una lunga storia sceneggiata da Catherine Monnot-Berranger per la casa editrice francese La Bôite a Bulles, con cui ho appena pubblicato Vann Nath, una graphic novel scritta da Matteo Mastragostino. Inoltre sto continuando a collaborare con Gribaudo come illustratore su una collana legata al calcio, giusto per rimanere in tema. Per quanto riguarda Maradona, a breve uscirà anche in Bulgaria e in Turchia.

Un mio nuovo fumetto come autore unico ancora non è in programma e sicuramente non uscire nulla scritto da me nel 2021.

Diego Alligatore

Diego Alligatore

Diego Alligatore è critico rock del web dalla lontana estate del 2003, quando ha iniziato a scrivere di rock indipendente italico sul portale della nota agenda Smemoranda. Da allora non ha più smesso, intervistando e recensendo centinaia di gruppi dell'underground di casa nostra, oltre che su Smemoranda.it anche sul BLOG DELL'ALLIGATORE, su Frigidaire e Il Nuovo Male cartacei. A gennaio 2018 fonda con la sua compagna Elle L'ORTO DI ELLE E ALLI, sito di orto bio e culture alternative, cose curate insieme con passione autentiche. In tutti questi posti non ha mai dimenticato che anche la letteratura può essere rock, parlando con giovani scrittori italici, recensendone libri, incontrandoli in alcune presentazioni. Cosa fa su MeLoLeggo? Continuerà a cercare giovani autori, parlando con loro di buoni libri, perché la vita è troppo breve per sprecarla con cattive letture.

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