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Verso Santiago – Digressioni sulle strade di Spagna, di Cees Nooteboom

Il cammino verso Santiago è una figura della spiritualità che reggerà ancora  a lungo e che ognuno vive come esperienza personale, un’esperienza che mai potrebbe essere assimilata a quella di nessun altro.

Proprio per questo, non ci si deve meravigliare se nel leggere Verso Santiago di Cees Nooteboom — tornato in libreria con le edizioni Iperborea in una nuova veste dopo la prima apparizione del 1992 — non ci si trova davanti al “tipico” pellegrinaggio, bensì a una costruzione dotata di mille sfaccettature che lascia ben presto la strada maestra per insinuarsi nelle variabili del tempo, della storia, dell’arte, dei paesaggi e della religiosità.

…Le mie frecce non sanno volare dritte, c’è sempre qualcosa che mi fa deviare il corso di quello che alla fine diventa nel suo insieme un lungo viaggio, la mia via è la deviazione…

Cees Nooteboom è considerato uno dei migliori autori di racconti di viaggio degli ultimi cent’anni (fonte, Time) e quando leggi quello che scrive, ti rendi conto che è davvero così. Ha uno spirito osservatore raro, è capace di un’immaginazione eccezionale ed è un attento, scrupoloso descrittore della realtà, capace al contempo di ondeggiare avanti e indietro negli spazi della fantasia.

Verso Santiago è un insieme di scritti, riferiti a viaggi effettuati nell’arco di oltre vent’anni. Viaggi che partivano con un intento ma poi le cose non andavano in quella direzione.

Verso Santiago – Digressioni sulle strade di Spagna

Decisi di andare a Santiago, e naturalmente ci arrivai, non una, ma più volte. Al tempo stesso, però, non ci ero veramente arrivato perché non ne avevo scritto. C’era sempre qualcos’altro da scrivere o su cui riflettere, uno scrittore, un pittore, un paesaggio, una strada, un convento

Eppure, c’era sempre dentro Nooteboom una forza che lo spingeva al viaggio, all’intento primario, ben sapendo che la curiosità si spandeva come dell’acqua versata sul pavimento, che va in mille direzioni e non si può decidere quale sia la principale. La Spagna, come tutti i Paesi ricchi di storia e bellezze, era lo scenario ideale. E come tale — la stessa cosa è successa con l’Italia, al cui fascino l’autore non è mai riuscito a sfuggire — la Spagna ha conquistato in maniera irreversibile il cuore e la passione dello scrittore olandese.

Verso Santiago è, perciò, una immersione multicolore e multisensoriale nei paesaggi della Spagna, andando da nord a sud e dal Mediterraneo all’oceano Atlantico. Emergono le testimonianze della presenza degli antichi Romani, la difficile convivenza tra spiritualità ebraica, cristiana e musulmana, in un paese che prima di essere unificato sotto la stessa corona era diviso e conteso e i confini interni variavano più velocemente di quanto il più abile cartografo fosse capace di disegnarli. Dai mille luoghi dimenticati dalla frenetica modernità, saltano fuori altrettanti edifici, strade, memorie sotto forma di un quadro, di una statua, di mura e architetture, spesso risultato di sovrapposizioni di stili, abilità, usi differenti.

Se volete conoscere la Spagna al di fuori dei soliti itinerari e immergervi nel lento e attento scrutare l’orizzonte, Verso Santiago è una lettura irrinunciabile. L’unica accortezza è quella di accostarsi a esso con lo spirito di chi viaggia a piedi, di chi è abituato a vedere il sole sorgere e tramontare lentamente, di chi magari riesce ancora a contemplare un cielo stellato d’estate e a camminare tanto alla ricerca di una fonte incontaminata, o di salire per ore su una erta collina per apprezzare un impagabile panorama. Non solo, perché vale lo stesso se siete capaci di godervi la frescura di una chiesa o di un castello millenario, di apprezzare l’odore dei secoli e cercare il particolare in un quadro dimenticato, giocando tra luci e ombre e provando a mettervi nei panni di chi l’ha dipinto.

Un viaggio fisico e spirituale che costringe il tempo a fermarsi e la mente a perdersi nei tanti spunti, nei vicoli e nelle alture, nei boschi e nell’eco delle battaglie e delle tante vicende storiche che hanno, in qualche modo, lasciato testimonianze.

Gli spagnoli antichi furono avidi e invincibili conquistatori, ma non si può negare che tale fama sia in parte dovuta anche ai continui fermenti di un popolo che nel corso della propria storia conobbe la crudeltà, le invasioni, le battaglie per difendere la propria terra, grandi conquiste e inebrianti forme di potere.

Oggi, la modernità ha preso piede ovunque, uniformando e globalizzando le realtà della terra. Restano solo pochi spiragli per chi ha voglia di cercare, di sperimentare modi inusuali di conoscere. Nooteboom ce ne mostra alcuni. Lo fa perché sente di non poter fare altrimenti:

Ancora una volta voglio dunque compiere questo viaggio, e anche ora so che non riuscirò ad andarci direttamente, che un viaggio per me non può mai significare altro che digressione, l’eterno labirinto che il viaggiatore si costruisce lasciandosi sedurre ogni volta da una deviazione e dalla deviazione della deviazione, dal mistero di un nome sconosciuto sulla guida, dal profilo di un castello in lontananza che quasi nessuna strada raggiunge, da ciò che potrebbe esserci da vedere dietro la prossima collina o montagna

E ancora, per giustificare questa insopprimibile esigenza, aggiunge:

Forse somiglia più che altro a una storia d’amore, ma quest’amante non scappa, ecco la differenza. Che cosa faccio, quando ci arrivo? Cerco le stesse sensazioni di trenta e dieci anni fa, e so che le troverò.

Un viaggio del genere non ha fine. Non può avere una vera fine. Solo una proiezione verso il prossimo orizzonte:

La zona in cui un tempo si estendeva la meseta ora è un mare in tempesta, il frastuono è assordante, e poi, d’un tratto, come se il tempo stesso si fermasse, tutto è finito, il viaggiatore sente i propri passi sulle grandi lastre di pietra, vede il chiaro di luna sulle torri e sui palazzi severi e sa che dietro quelle fortificazione del passato dev’esserci un’altra Spagna… Le sue deviazioni, le sue digressioni sono giunte al termine. Il suo viaggio in Spagna è finito.

Ma è davvero così?

Enzo D'Andrea

Enzo D’Andrea è un geologo che interpone alle attività lavorative la grande passione per la scrittura. Come tale, definendosi senza falsa modestia “Il più grande scrittore al di qua del pianerottolo di casa”, ha scritto molti racconti e due romanzi: “Le Formiche di Piombo” e "L'uomo che vendeva palloncini", di recente pubblicazione. Non ha un genere e uno stile fisso e definito, perché ama svisceratamente molti generi letterari e allo stesso tempo cerca di carpire i segreti dei più grandi scrittori. Oltre che su MeLoLeggo, scrive di letteratura sul blog @atmosphere.a.warm.place, e si permette anche il lusso di leggere e leggere. Di tutto: dai fumetti (che possiede a migliaia) ai libri (che possiede quasi a migliaia). Difficile trovare qualcosa che non l’abbia colpito nelle cose che legge, così è piacevole discuterne con lui, perché sarà sempre in grado di fornire una sua opinione e, se sarete fortunati, potrebbe anche essere d’accordo con voi. Ama tanto la musica, essendo stato chitarrista e cantante in gruppi rock e attualmente ripiegato in prevalenza sull’ascolto (dei tanti cd che possiede, manco a dirlo, a migliaia). Cosa fa su MeLoLeggo? cerca di fornire qualcosa di differente dalle recensioni classiche, preferendo scrivere in modo da colpire il lettore, per pubblicizzare ad arte ciò che merita di essere diffuso in un Paese in cui troppo spesso si trascura una bellissima possibilità: quella di viaggiare con la mente e tornare ragazzi con un bel libro da sfogliare.

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