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La grande migrazione, di Kari Hotakainen

Ironia (sostantivo femminile): Alterazione spesso paradossale, allo scopo di sottolineare la realtà di un fatto mediante l’apparente dissimulazione della sua vera natura o entità.

L’ironia è il modo più intelligente per dipingere una realtà, restando al riparo mentre si colpiscono con abilità i punti salienti del problema.

Come fece con grande rilievo il compianto Paasilinna, anche il connazionale Kari Hotakainen utilizza questa potente arma per divertirsi raccontando — anche con una certa amarezza di fondo — spezzoni di realtà contemporanea. Una realtà che non riusciamo ad abbracciare a tutto tondo ma della quale non ci sfuggono certi elementi fondamentali, quali il vivere astratto della contemporaneità, il cadere facili prede del consumismo e della falsa mitizzazione, al punto da non saper spesso distinguere il vero dal falso e l’accaduto dall’immaginato.

La grande migrazione
La grande migrazione

La grande migrazione, pubblicato in Italia da Iperborea con traduzione di Nicola Rainò, apre così:

Case e uomini quanti Dio ne aveva messi sulla Terra non c’era verso di sradicarli. Si dovette far ricorso al piede di porco, all’adulazione, alla persuasione, mettere in campo escavatrici, buoni sconto, intimidazioni, e la fede nel futuro… Dite addio alle case che i vostri genitori hanno costruito, addio alle case che avete tirato su voi stessi… La Città vi aspetta a braccia aperte, impaziente, ha acceso le luci e riscaldato le vie principali, quando sarete lì vi darà tutto ciò che ha, la Città attende nuovi contribuenti, i vecchi sono ormai spremuti, e si aspetta che a questo richiamo rispondiate con qualcosa di più di un borbottio. La Città è un’opportunità. Anzi, in realtà è l’unica opzione possibile…

Già in partenza, pertanto, si avverte qualcosa nell’aria. La globalizzazione ha reso del tutto inutile il lavoro agricolo e diventa inutile continuare a pianificare la propria vita in campagna — quanto danno sta facendo, in realtà, proprio questo comune pensare (NdA). Una sorta di sensazione che non tutto sia al posto giusto e che non tutto potrà andare bene. Il primo problema? Illudersi. Mentre tutto nelle campagne viene abbandonato a sé stesso, l’umanità più varia insegue l’illusione e si catapulta in città, dove ben presto emerge la mancanza di alloggi e il dover risolvere con intelligenza il primo grande effetto della migrazione in massa.

Il governo se ne lava le mani e tocca a un gruppo di Precari affamati (l’”Archivio”), dietro promessa di alloggi allettanti, escogitare il modo per liberare un numero sufficiente di ottime sistemazioni. Pertanto, l’Archivio crea un questionario da sottoporre ai papabili, persone all’apparenza normali e insignificanti ma che hanno tutte una storia più o meno credibile da raccontare. Sono proprio le loro risposte a decidere il loro futuro, quando la Precaria Ilona Kuusiletho si dispone all’ingrato ruolo di valutarle una per una.

Storie incredibili, di visionari, mitomani, disagiati e insoddisfatti, di vite depresse manie e fissazioni, amare constatazioni e innocenti bugie. Ecco, proprio la credibilità di queste storie diventa la difficoltà maggiore, un muro man mano meno sormontabile che impedisce di decidere con serenità.

Chi se la passa bene sono, invece, gli animali che man mano riprendono possesso di quello che era stato loro sottratto dall’umanità quando aveva colonizzato i campi e i boschi.

La grande migrazione è un libro da leggere per quello che è, arguto ed essenziale, ironico con punte di malinconica certezza. È un libro, in più sensi, da far proprio perché nasconde pezzi di vita comune, la nostra vita, quella che scorre davanti ai nostri occhi e che viviamo in prima persona, spesso senza accorgercene perché troppo impegnati a dedicarci al dettaglio lasciandoci sfuggire la deriva globale.

Pungente, irriverente, all’apparenza leggero ma non per questo meno realistico di altri romanzi contemporanei.

Il parallelismo con Paasilinna, che aveva definito Hotakainen “umorista calcolatore”, si rivela nei richiami pseudo ecologisti — ma Paasilinna era superiore perché più dedito al tema — ma ancor di più nello scovare storie ed espedienti originali per narrare il quotidiano dei nostri paesi, delle nostre città.

La grande migrazione è un libro che può fungere come lettura semplice o anche come monito per impedire che la deriva, se proprio deriva deve esserci, sia meno inconsapevole di quel che appare ora. Se sappiamo dove stiamo andando, impariamo anche a valutarne le conseguenze e magari a porre dei limiti prima che sia troppo tardi. Forse qualcuno deciderà, prima o poi, che sarebbe anche il caso di cambiare rotta.

Non male che ciò sia detto pur tenendo il sorriso sulle labbra.

Spesso, l’ironia insegna più della pratica seriosa.

E Hotakainen sembra confermarlo.

Buona lettura.

Enzo D'Andrea

Enzo D’Andrea è un geologo che interpone alle attività lavorative la grande passione per la scrittura. Come tale, definendosi senza falsa modestia “Il più grande scrittore al di qua del pianerottolo di casa”, ha scritto molti racconti e due romanzi: “Le Formiche di Piombo” e "L'uomo che vendeva palloncini", di recente pubblicazione. Non ha un genere e uno stile fisso e definito, perché ama svisceratamente molti generi letterari e allo stesso tempo cerca di carpire i segreti dei più grandi scrittori. Oltre che su MeLoLeggo, scrive di letteratura sul blog @atmosphere.a.warm.place, e si permette anche il lusso di leggere e leggere. Di tutto: dai fumetti (che possiede a migliaia) ai libri (che possiede quasi a migliaia). Difficile trovare qualcosa che non l’abbia colpito nelle cose che legge, così è piacevole discuterne con lui, perché sarà sempre in grado di fornire una sua opinione e, se sarete fortunati, potrebbe anche essere d’accordo con voi. Ama tanto la musica, essendo stato chitarrista e cantante in gruppi rock e attualmente ripiegato in prevalenza sull’ascolto (dei tanti cd che possiede, manco a dirlo, a migliaia). Cosa fa su MeLoLeggo? cerca di fornire qualcosa di differente dalle recensioni classiche, preferendo scrivere in modo da colpire il lettore, per pubblicizzare ad arte ciò che merita di essere diffuso in un Paese in cui troppo spesso si trascura una bellissima possibilità: quella di viaggiare con la mente e tornare ragazzi con un bel libro da sfogliare.

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