Recensione: Caffè Babilonia, di Marsha Mehran

Caffè Babilonia

Caffè Babilonia è il nuovo romanzo di Marsha Mehran edito da Beat Edizioni con traduzione di Adelaide Cioni: tre sorelle, un paesino irlandese e un ricordo iraniano; profumi d’oriente e mani abili intente a preparare cibi vitali, perfetti, profumati, cibi che non solo nutrono il corpo, ma risvegliano l’anima.

Il viaggio e la fuga fungono da motore che permette l’incontro tra persone lontane, evita all’acqua di stagnare e le permette di rimanere sempre fresca e vivace. L’incontro tra popoli, come l’incontro degli ingredienti di una ricetta, rende forti i sapori e incuriosisce la mente, dando alla vita un gusto nuovo ogni giorno; l’incontro con chi è diverso scuote via l’abitudinarietà del quotidiano che illude l’uomo di una stabilità che invece si scopre sedentarietà, ci permette di riconoscerci, riscoprirci e, mettendoci alla prova, di verificare ogni giorno quali siano i valori in cui crediamo e cosa invece siamo capaci di mettere in discussione di noi stessi, quali credenze che pensavamo radicate in noi si scoprono invece caducee come un arbusto secco che facilmente si sfila via dal terreno in cui sembrava radicato da tanto…

Il passato si scopre come una vecchia pelle d’orso di cui è difficile sbarazzarsi.

Ci si delizia di storie e storielle di paese che si intrecciano come nella trama di una commedia teatrale, dove ogni personaggio ha già il suo copione assegnato, dove tutti sanno prevedere la mossa successiva di ogni attore, ma cosa succede quando nel solito film si introducono personaggi nuovi, sconosciuti? Curiosità, paura, sorpresa, dubbio, invidia e simpatia, ammirazione e disprezzo: sono tutte le reazioni che ognuno di noi trova mescolate dentro di sé, di fronte a uno straniero.

Tutti i capitoli si aprono con una ricetta, donando al libro un susseguirsi di profumi, gusti e colori che stuzzicano la voglia del lettore di entrare nel Caffè Babilonia e di poter godere lui stesso di momenti di convivialità ed incontro, legami umani che spesso sentiamo perduti nel nostro vivere quotidiano. Tutto il libro è un invito a riscoprire il calore delle relazioni e ad aprirsi a nuovi incontri ed amicizie.

Protagoniste sono Marjan, Bahar e Layla Aminpour, tre sorelle fuggite dalla Rivoluzione iraniana. La loro è apparentemente un’unica storia e un’unica fuga, ma ognuna porta con sé ricordi particolari e fantasmi diversi da cui fuggire. Il loro arrivo nel villaggio irlandese di Ballinacroagh suscita grande curiosità negli abitanti, soprattutto a causa della loro apertura del Caffè Babilonia. Estelle Delmonico, vedova di un fornaio italiano, decide di lasciare alle ragazze la gestione del negozio che un tempo era stato suo e del marito e questo va ad urtare gli interessi di Thomas McGuire, proprietario di numerosi locali del paese. La bravura delle ragazze e la conseguente affluenza al Caffè suscitano inoltre le invidie di altri commercianti e i sospetti delle pettegole di paese, le quali non risparmiano le loro malelingue nei confronti delle tre straniere…

Autrice: Marsha Mehran

Titolo: Caffè Babilonia

Titolo originale: Pomegranate Soup

Traduttore: Adelaide Cioni

Pagine: 244

Casa editrice: Beat Edizioni

Prezzo: 9 euro

Inserito in: Novità, Recensioni
Elena Narese

Articolo inserito da:

1 commento su "Recensione: Caffè Babilonia, di Marsha Mehran"

Trackback | Commenti RSS Feed

Link in entrata

  1. Recensione: Caffè Babilonia, di Marsha M... | venerdì 3 gennaio 2014

Inserisci un commento