Maledetti cantautori | Intervista a Nicholas Ciuferri

Maledetti cantautori di Nicholas Ciuferri mi ha preso in un momento libero, l’ho sfogliato per curiosità e mi ha letteralmente rapito. Non è tanto per l’importanza dei nomi presenti, venti cantautori internazionali, alcuni dei quali molto famosi (due soli gli italiani, Tenco e De André, per dire), ma è la scrittura trascinante del Ciuferri a prendere: un vero e proprio flusso di coscienza sul cantautorato mondiale, uscito con BeccoGiallo, editore padovano specializzato in fumetti, che in questo caso tratta di racconti.

Racconti brevi e fulminanti, a tratti carveriani, con i cantautori presi quasi a pretesto per scrivere … della loro vita, ma soprattutto della loro morte, dei momenti felici e di quelli difficili. Da Thom Yorke e la sua struggente storia d’amore con Rachel Owen a De Andrè e il suo rapimento. E poi Johnny Cash e i suoi problemi con la polizia, Nick Drake e il suo essere incompreso, Ian Curtis e le sue idee sulla vita coniugale, Tenco e il suicidio contro l’industria discografica, il fantastico incontro tra Janis Joplin e Leonard Cohen…

Ma non ci sono solo nomi noti al grande pubblico. Penso al surreale dialogo attorno al cadavere di Michael Hutchence, che manco i poliziotti di Twin Peaks!, o all’appassionante storia della morte di Layne Staley, o alle parole corrette (non “politicamente”, forse) su Bertrand Cantat, noto al grande pubblico più per un fatto di cronaca nera che per le sue canzoni…

Maledetti cantautori
Maledetti cantautori

Quasi tutti i cantautori presenti sono scomparsi, infatti sotto al nome di ognuno di loro c’è la data di nascita e quella di morte, con accanto i puntuali disegni di Ernesto Anderle, conosciuto in rete come Roby il Pettirosso. Un bel connubio tra lui e Ciuferri.

Per tutte queste belle cose ho voluto sentire Nicholas Ciuferri, particolare scrittore e performer molto interessante. Ecco cosa mi ha detto.

Come è nato Maledetti cantautori?

In qualche modo viene dall’esperienza de I Racconti delle Nebbie, e al tempo stesso è stato anche un modo di distanziarmene. Nella postfazione del libro ho pensato di spiegarlo e credo di averlo fatto in maniera piuttosto eloquente; cerco di mettere qui di seguito una sintesi. Non è pigrizia… è che scrivere le postfazioni o le introduzioni è una cosa che mi piace particolarmente.

Ricordo piuttosto nitidamente la notte in cui ho letto la biografia di Melville scritta da Fernanda Pivano. Ricordo nettamente lo stupore con cui ho appreso le difficoltà di pubblicare Moby Dick (alla fine stampato a spese dell’autore e rimasto per decenni nelle pieghe dell’indifferenza più assoluta dei lettori) e l’assurdità del fatto che Melville avesse praticamente smesso di scrivere per dedicarsi alle sue rose.

Questa cosa delle rose mi rimaneva in testa. Stavo scrivendo in quel momento i testi per il secondo capitolo de I Racconti delle Nebbie; in un mondo ante Covid-19 avremmo dovuto registrare il disco in estate per poi pubblicare l’album e il libro nel dicembre 2020, ma poi ovviamente i piani sono cambiati e non di poco (ma questa è un’altra storia).

Paolo Benvegnù ha sempre avuto una passione enorme per Melville, mentre io ho sempre avuto una passione enorme per Paolo; ho pensato di omaggiare entrambi scrivendo un brano, è nata La Rosa Bianca, un racconto in cui un uomo passeggia nel suo giardino e racconta la sua vita descrivendo le sue rose, in un gioco di parallelismi e riferimenti incrociati e raccontando così lo scrittore americano. Con Nicola Cappelletti e Riccardo Tesio (che completano con me e Paolo I Racconti delle Nebbie) abbiamo deciso di proporre il brano dal vivo da subito e il riscontro è stato incredibile.

Raccontare qualcuno senza nominarlo, nascondendolo agli occhi del lettore o dell’ascoltatore, mi ha intrigato come strumento narrativo e mi ha appassionato nel processo di scrittura. Da appassionato di musica e di biografie ho deciso di scrivere un altro racconto su quella scia, ma forse ancora più estremo (credo che il primo sia stato quello dedicato a Jeff Buckley) a cui ne sono seguiti molti altri: li ho scritti per il puro piacere di scriverli senza pensare a cosa farci.

Maledetti cantautori
Maledetti cantautori

Perché sono stati scelti questi venti nomi?

Alcuni sono artisti a cui sono particolarmente legato perché hanno avuto un grande impatto sulla mia formazione musicale, altri mi avevano colpito per una questione umana e altri ancora perché mi davano spunti narrativi irresistibili. Mi piaceva l’idea di raccontare delle storie, di far emergere l’essere umano dietro l’artista. Alla fine sono frammenti di vita, è la loro, io l’ho reinterpretata, consapevole che in molti casi potevano succedere a chiunque e sicuramente sono successe (purtroppo) a molti. Ci sono delle peculiarità, certo, nessun evento che succede a due persone è lo stesso, neanche se accadesse alla stessa persona sarebbe lo stesso. Mi rendo conto di una certa vaghezza, ma non vorrei rovinare la lettura a nessuno… ci tengo a dire però che non sono biografie ma libere interpretazioni basate su fatti reali; la mia idea era quella di non mettere nemmeno i nomi (che infatti nei testi non sono presenti).

C’è qualche altro nome che avresti voluto inserire?

Ce ne sono moltissimi, confido di riuscire a farlo in Maledetti Cantautori II

Come è nata e si è sviluppata la collaborazione con il disegnatore Ernesto Anderle?

In maniera molto poco poetica in realtà. Ernesto non lo conoscevo di persona ed è stata una proposta di BeccoGiallo. All’inizio dovevano esserci diversi disegnatori, ma poi alla fine si è scelto di affidare tutto a lui e credo che il risultato materiale del libro confermi quanto sia stata appropriata la scelta. Il prossimo passo è quello di portarlo sul palco con noi per del live drawing. Sarebbe molto bello, le sue tavole hanno una forza e un impatto che colpiscono su diversi piani.

È doveroso ricordare Mel Zohar, che ha realizzato la copertina: è un’artista incredibile ed ha realizzato un’illustrazione fantastica che abbiamo usato spesso anche come locandina dello spettacolo.

E con BeccoGiallo come è nata l’idea di questo libro?

In modo molto semplice: ho proposto i racconti a Federico Zaghis di Beccogiallo, a lui sono piaciuti e da lì abbiamo iniziato a lavorare al libro.

Altro da aggiungere?

Sì, su come è nato e si è sviluppato lo spettacolo di Maledetti cantautori. Mentre facevo il primo terribile editing individuale, ho letto i racconti ad alta voce (una buona abitudine) e mi sono reso conto del fatto che funzionavano: si è accesa una scintilla, ho chiamato Davide Combusti (The Niro) con il quale c’è una bella amicizia da molti anni e da tempo dicevamo di voler fare qualcosa insieme. Una volta spiegatagli l’idea, ci siamo incontrati per una prova per vedere com’era la chimica a livello artistico e da subito abbiamo capito che avevamo per le mani qualcosa che sicuramente piaceva moltissimo a entrambi. Decidere di lavorarci è stata la naturale conseguenza. Una volta data una struttura allo spettacolo, ne ho parlato con un paio di amici e siamo stati chiamati alla prova del live e le date si sono allineate prima e dopo il lockdown.

Nel frattempo penso che questo progetto si presti a una certa coralità. Parlo con altri amici e si aggiungono al nucleo composto da me e Davide. il tour è stato bellissimo da un punto di vista artistico e umano, ci sono stati: Riccardo Tesio, Paolo Benvegnù, Nicola Cappelletti, Nathalie, Cristiano Godano, Eugenio Rodondi, Roncea, Andrea Angeloni e Umberto Maria Giardini.

Diego Alligatore

Diego Alligatore

Diego Alligatore è critico rock del web dalla lontana estate del 2003, quando ha iniziato a scrivere di rock indipendente italico sul portale della nota agenda Smemoranda. Da allora non ha più smesso, intervistando e recensendo centinaia di gruppi dell'underground di casa nostra, oltre che su Smemoranda.it anche sul BLOG DELL'ALLIGATORE, su Frigidaire e Il Nuovo Male cartacei. A gennaio 2018 fonda con la sua compagna Elle L'ORTO DI ELLE E ALLI, sito di orto bio e culture alternative, cose curate insieme con passione autentiche. In tutti questi posti non ha mai dimenticato che anche la letteratura può essere rock, parlando con giovani scrittori italici, recensendone libri, incontrandoli in alcune presentazioni. Cosa fa su MeLoLeggo? Continuerà a cercare giovani autori, parlando con loro di buoni libri, perché la vita è troppo breve per sprecarla con cattive letture.

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