In libreria: L’inverno della paura, di Dan Simmons

Fino a quando il passato può condizionare la nostra vita? Quanto è labile il confine tra dolore e follia?

L’inverno della paura

Quarantuno anni dopo che ero morto, nel corso di un inverno molto rigido, il mio amico Dale tornò alla fattoria dove ero stato assassinato […] Non sono uno spettro, e non so niente dell’aldilà. Quando ero vivo, non credevo nei fantasmi, nel Paradiso, in Dio o nel fatto che lo spirito possa sopravvivere alla morte per andare incontro alla resurrezione o alla reincarnazione e continuo tuttora a non crederci. Se dovessi descrivere il mio stato d’animo esistenziale attuale, direi che sono una ciste di memoria.

Lo scrittore Dale Stewart torna dopo più di quarant’anni nella natia Elm Haven, cittadina rurale dell’Illinois. L’uomo, oppresso da recenti vicissitudini che lo hanno spinto a tentare il suicidio, ha deciso di trasferirsi a vivere per un periodo nella fatiscente fattoria dei McBride, dove l’amico fraterno Duane, morto in circostanze inquietanti a soli undici anni, viveva col padre. È come se Dale volesse trarre da quella dimora familiare la linfa necessaria per riprendere la stesura di un romanzo che racconta della memorabile estate del 1960. L’uomo è convinto che concentrarsi sul passato gli permetterà di non soccombere alla devastazione del presente, non immaginando quanto tale aspettativa risulterà errata. Verrà infatti catapultato in un vortice di circostanze sconvolgenti, fra mastodontici cani feroci, minacciosi skinhead, messaggi criptici sul computer… Un’antica entità maligna è tornata a manifestarsi in tutto il suo orrore.

Scritto dieci anni dopo L’estate della paura (1991), rivisitazione del bildungsroman in chiave horror che celebrava l’intraprendenza salvifica dell’infanzia davanti al manifestarsi di un oscuro abominio, L’inverno della paura è un rebus ad alta tensione intellettuale sul male, ma se ne L’estate della paura il male risiedeva all’esterno dei personaggi, qui il male si annida al loro interno, amplificato dai fantasmi che ognuno si porta dentro.

«Cosa vuoi dire? […] Cosa significa che sono tormentato da fantasmi interiori?» Adesso era abbastanza buio da impedirgli di vedere la scrollata di spalle di lei, ma avvertì quel movimento sotto il palmo della mano. «Infestato da fantasmi […] Toccato da qualcosa di oscuro, qualcosa che credo provenga dalla tua infanzia e non appartenga del tutto a questo mondo».

Molteplici le chiavi interpretative che possono attribuirsi al romanzo: riflessione sul ruolo dello scrittore e della scrittura ed esempio superbo di come la letteratura dalle origini ai giorni nostri seguiti a rivelarsi un inesauribile serbatoio di ispirazione (è in tale direzione che va la trama di citazioni di raro mordente che avvolge il romanzo, dove la muta di Cani Neri di reminiscenza beofulwiana gioca un ruolo davvero impressionante); entertainment colto dove la trattazione di rilevanti temi sociali (i perduranti effetti della segregazione razziale perpetrata dagli Stati Uniti ai danni dei nativi, nello specifico degli indiani americani blackfeet) fa il paio con un’acuta, a tratti esilarante, critica all’autoreferenzialità del mondo accademico; horror on the road che celebra gli spazi incontaminati e selvatici dello Stato del Montana e quelli più cupi e innevati dell’Illinois; omaggio alla potenza anarchica dell’amicizia, che va al di là del tempo e dello spazio (a dispetto della morte avvenuta decenni prima, il protagonista, Dale Stewart, continua a subire la fascinazione intellettuale dell’amico Duane McBride, quest’ultimo, dal canto suo – pur nell’assenza – continua a vegliare su Dale, alla stregua di un’acuta, solerte e pura coscienza, che non si lascia inibire dalla realtà lugubre e ostile).

Molto più che un horror, L’inverno della paura è un romanzo sulla follia, sul disfacimento dovuto alla disperazione, ma anche sull’opportunità di rinascita che ciascuno di noi può dare a se stesso.

L’autore. Nato a Peoria (Illinois) nel 1948, Dan Simmons pubblica il suo primo romanzo, dopo diciottoanni d’insegnamento (Il canto di Kali,World Fantasy Award, 1986). Inizia, così, una lunga e prolifica carriera di scrittore bestseller, pluritradotto e pluripremiato (due World Fantasy Award, diversi British Fantasy e Sci-Fi Award, quattro Bram Stoker Award, e il prestigioso National Phi Beta Kappa Award, per la sua duplice attività di scrittore e giornalista).  Autore di difficile collocazione all’interno delle etichette letterarie, Simmons si cimenta con esiti sorprendenti nei generi più diversi, dall’horror de L’estate della paura, L’inverno della paura e Danza macabra, tutti pubblicati da Gargoyle, alla Sci-Fi de I Canti di Hyperion e del ciclo mitologico di Ilium, dal giallo-mystery di Drood (omaggio all’ultimo incompiuto di Dickens) fino al hardboiled-thriller della Trilogia di Joe Kurtz.

Traduttrice: Annarita Guarnieri.

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