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Breve storia della letteratura gialla, di Eleonora Carta

Breve storia della letteratura gialla

Copertina gialla. Tanto per non sviare nessuno dal tema. Il “giallo” che in Italia è sinonimo per eccellenza di una certa letteratura (non parliamo di genere, di sottogenere, o altro. Leggendo, ho da subito avuto modo di concordare con l’autrice su questo argomento).

Breve storia della letteratura gialla (Graphe.it edizioni) è, innanzitutto, quello che il titolo promette. Ma non fatevi confondere le idee. Certo, si tratta di un libretto scarno. Ma quando si ha chiaro in mente cosa fare e cosa dire, si utilizza al massimo anche lo spazio più risicato. Ed è quello che ha fatto Eleonora Carta, scrittrice di gialli e appassionata del genere, tanto da sfornare un piccolo gioiello che riassume le tematiche, i punti principali, e fornisce alcuni elementi illuminanti verso chi non ami leggere il primo libro che gli capita, ma che voglia capire cosa può incuriosirlo. Certo, il libretto non può essere completamente esaustivo, data la vastità della materia. Ma resta comunque un buon lavoro.

Il giallo, infatti, non è per forza una lettura da spiaggia, intesa nel senso più consumistico del termine. C’è spesso dell’analisi, umana e non.

…Quello che in Italia chiamiamo giallo, con il passare del tempo e l’evolvere degli stili, è divenuto uno strumento efficace, forse il più efficace, per definire i conflitti all’interno di una società. In grado di mostrarci i legami familiari, il rapporto tra cittadino e istituzioni, il modo in cui viene esercitato il potere, i movimenti di pensiero e l’identità di un luogo, il genius loci. La letteratura poliziesca di un Paese scatta un’istantanea di quel Paese…

Il testo, davvero ben scritto, inizia con un rapido excursus tra i padri fondatori, tra cui troviamo senz’altro Edgar Allan Poe coi Delitti della Rue Morgue ma anche, con sorpresa, un certo Alexandre Dumas.

Eleonora Carta si diverte, poi, a citare uno per uno i massimi esponenti del giallo di ogni epoca, a partire dai primordi fino ai giorni nostri, mettendo in evidenza peculiarità e particolarità di ogni creatura di carta (creature che, come nel caso di Sherlock Holmes, hanno assunto consistenza quasi reale), insieme a curiosi aneddoti che riguardano anche i loro autori. Quindi sentiremo parlare nello stesso volume di Hercule Poirot, Miss Marple, Ellery Queen, Philo Vance, Perry Mason, Nero Wolfe, ecc.

Se è vero che il giallo ha pian piano spodestato la letteratura di avventura nelle preferenze dei lettori, è anche vero che nel giallo “puro” si sono avute evoluzioni stilistiche, in modo che i canoni fondamentali – non c’è genere che abbia regole imposte come per accade per il giallo – si sono via via perfezionati, distaccando il giallo dall’etichetta di “serie B” spesso affibbiatagli per portarlo agli onori della letteratura di alto livello.

Parere personale, un giallo lo si divora in poco tempo, ma credo siano in pochi a rendersi conto della difficoltà di rispettare certi percorsi obbligati, togliendo elementi fondamentali (si pensi, per esempio, agli autori italiani che scrissero nel ventennio fascista, in cui il governo impose loro cosa si poteva scrivere e cosa andava evitato) senza togliere il fascino allo sviluppo della storia.

In fondo, lo scopo del giallo non è quello di mostrare quanto è bravo l’autore, bensì tener inchiodato il lettore fino all’ultima pagina, soddisfacendo le sue esigenze e inducendolo ad abbandonare il libro solo all’ultima parola, magari con un senso di sazietà.

E poi, come si chiede l’autrice, perché il giallo ha un così grande successo?

…Più di molte altre narrazioni, il giallo è catartico. Rivela la nostra essenza inconfessata… Forse è questa la funzione preziosa del romanzo giallo. Un viaggio nella parte ineliminabile del nostro essere. La nostra metà oscura, libera di emergere. Questa, a mio avviso, più che l’insopprimibile aspirazione umana alla giustizia, è la ragione del successo del romanzo giallo…

Come darle torto?

Enzo D'Andrea

Enzo D’Andrea è un geologo che interpone alle attività lavorative la grande passione per la scrittura. Come tale, definendosi senza falsa modestia “Il più grande scrittore al di qua del pianerottolo di casa”, ha scritto molti racconti e due romanzi: “Le Formiche di Piombo” e "L'uomo che vendeva palloncini", di recente pubblicazione. Non ha un genere e uno stile fisso e definito, perché ama svisceratamente molti generi letterari e allo stesso tempo cerca di carpire i segreti dei più grandi scrittori. Oltre che su MeLoLeggo, scrive di letteratura sul blog @atmosphere.a.warm.place, e si permette anche il lusso di leggere e leggere. Di tutto: dai fumetti (che possiede a migliaia) ai libri (che possiede quasi a migliaia). Difficile trovare qualcosa che non l’abbia colpito nelle cose che legge, così è piacevole discuterne con lui, perché sarà sempre in grado di fornire una sua opinione e, se sarete fortunati, potrebbe anche essere d’accordo con voi. Ama tanto la musica, essendo stato chitarrista e cantante in gruppi rock e attualmente ripiegato in prevalenza sull’ascolto (dei tanti cd che possiede, manco a dirlo, a migliaia). Cosa fa su MeLoLeggo? cerca di fornire qualcosa di differente dalle recensioni classiche, preferendo scrivere in modo da colpire il lettore, per pubblicizzare ad arte ciò che merita di essere diffuso in un Paese in cui troppo spesso si trascura una bellissima possibilità: quella di viaggiare con la mente e tornare ragazzi con un bel libro da sfogliare.

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