La quercia, di Walt Whitman e Brian Selznick

«Quasi nulla comprendi del lieve, elettrizzante fervore che grazie a te dentro di me si muove.»

La quercia
La quercia

Alla soglia dei quarant’anni, Walt Whitman annota sul suo taccuino dodici poesie. Poesie che hanno visto la luce (e la pubblicazione) solo pochi anni fa e rivoluzionarie per l’epoca, poiché parlavano apertamente dell’amore che Whitman provava per altri uomini.

Con la traduzione di Diego Bertelli, la casa editrice Tunué porta in Italia un’edizione evocativa, accompagnata dalle bellissime illustrazioni di Brian Selznick, già autore de La straordinaria invenzione di Hugo Cabret e La stanza dei Marvel.

Sono proprio le illustrazioni ad accompagnarci per la metà della lunghezza del libro. All’inizio apparentemente senza senso, le immagini ci accompagnano verso una visione onirica dell’amore e dell’unione dei corpi, in una visione pura e in accordo con la natura, rispettando in pieno l’ideologia di Walt Whitman. Il tutto con lo stile chiaramente cinematografico di Selznick: ogni tavola è un fotogramma, un singolo attimo che compone il tutto quasi a ricreare un’immagine in movimento quando si sfogliano velocemente le pagine.

Le illustrazioni si accordano perfettamente alla delicatezza densa di sentimento delle poesie di Whitman, che vengono qui proposte da Tunué con il testo originale a fronte.

Il titolo originale di questa raccolta è Live Oak, with Moss e mai prima di oggi era stata pubblicata senza sostanziali modifiche a incidere sul senso e la forma perché fosse più accettabile alla mentalità che un tempo vigeva nel mondo letterario. In questa edizione l’inserimento delle foto originali del taccuino di Whitman, con le poesie scritte di suo pugno e ben visibili, sembra quasi assicurare il lettore contro ogni modifica possa essere stata apportata nel tempo. Lo stesso Whitman non parlò mai di questa raccolta, nemmeno ai suoi amici più stretti, ma rielaborò parte dei testi originali, alternandoli a nuovi trentacinque componimenti che sono andati a formare Calamus, sezione aggiunta nella terza edizione di Foglie d’erba.

Nei versi, Whitman si apre e si fa conoscere in un modo totalmente inedito, in un gioco tipico della sua poetica, fatto di nascondigli, contrasti e labirinti di parole, che si concludono in un rivoluzionario coming-out ante litteram.

Non è solo il tema dell’omosessualità ad essere eviscerato in questa raccolta, ma anche l’idea stessa di amore, che desideriamo più di ogni altra cosa, ma che ci spaventa tanto che spesso lo rigettiamo, come purtroppo ci porta a fare la nostra identità più profonda di esseri umani, parte integrante del mondo naturale che mai abbandona il poeta.

A completare in maniera egregia questa raccolta, ci pensa il breve saggio di Karen Karbiener, docente alla New York University, che ricostruisce la  creazione dei dodici poemi e ne analizza il contenuto, e la nota del traduttore, Diego Bertelli, che ci racconta brevemente come ha scelto di tradurre determinate espressioni e perché.

Questa raccolta è un gioiello da collezione, di quelli che vanno conservati con amore nelle nostre librerie, pronti per essere sfogliati ogni qualvolta se ne senta la necessità.

Elisabetta Zocca

Elisabetta Zocca

Elisabetta Maria Zocca è una restauratrice specializzata in beni librari e pergamenacei e passa le sue giornate tra archivi e biblioteche pubbliche e private. Nata e cresciuta a Verona ma con il cuore a Venezia, ha sviluppato fin da bambina l'amore per la lettura e per la scrittura, passioni che l'hanno portata ad attivarsi precocemente nel mondo della promozione del libro e della cultura. Molti suoi racconti si possono trovare online e in libreria all'interno di diverse antologie tematiche. Scrive inoltre articoli e interviste su vari magazine online, tra cui LoSpazioBianco, FrizziFrizzi e Vanilla Magazine. Ha creato e gestisce con successo diversi gruppi di lettura per adolescenti con una formula innovativa. Cosa fa su MeLoLeggo? Recensisce i libri che più le piacciono tra quelli che legge, mettendo ordine nella sua testa e nelle letture sul suo comodino, che spesso diventano instabili pile pronte ad abbattersi su di lei nel sonno.

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