Fiabe danesi, di Bruno Berni

Fiabe danesi

Fiabe danesi

Attraverso racconto o leggenda, da sempre l’uomo consegna oralmente la propria esperienza a chi verrà dopo, a chi dovrà tramandare quei tanti piccoli tesori per impedire che essi vadano dispersi nelle furie del vento o nei reconditi pertugi del tempo che dimentica, che cancella.

La trasmissione orale coinvolge il sapere, la conoscenza di un mestiere, ma anche e soprattutto la narrazione di fatti che nulla o quasi sembrano spartire con la vita di tutti i giorni.

Mille sono le storie della tradizione, e spesso sono rielaborazioni delle stesse vicende in cui personaggi e peculiarità vengono adattate dai popoli in cui si diffondono, secondo i diversi usi e costumi.

In questo contesto rientrano le Fiabe danesi, di cui Bruno Berni ha selezionato un cospicuo e significativo numero dalle prime voluminose raccolte ottocentesche – elemento di pregio della pubblicazione, lo scrupoloso lavoro e il bel saggio posto in conclusione (Le Fiabe del Nord).

Secondo volume di una serie dedicata alle fiabe dei paesi nordici (il primo volume è stato Fiabe lapponi)Fiabe danesi di Iperborea editore costituisce un carino pensiero per chi ama la fiaba in quanto forma di cultura, di tradizione, di intrattenimento.

Certamente, non sempre siamo di fronte alla leggerezza spassionata delle fiabe più note (di Andersen su tutti), perché in queste fiabe è rispettata la linearità dei contenuti della tradizione orale, senza addolcimenti inutili e fuorvianti. Ed è così che si susseguono racconti più o meno lunghi di re e regine, principi e principesse, animali parlanti e magici esseri, troll e paesaggi da incanto, streghe fate e folletti, prodigi e mondi lontani e tutto quanto potreste metterci dentro. A questi, inoltre, si associano altre figure popolari come pastori, contadini, umili figli della terra, donzelle sfortunate e poveri di buon cuore.

Comune denominatore tra le fiabe è il realismo magico della vita, in cui la gente comune vede l’impedimento, il disastro ma anche la forma di redenzione, la possibilità di scongiurare destini irreparabili.

Apre l’antologia Gli undici cigni, fiaba rielaborata ne I cigni selvatici di Andersen e, credo, ispiratrice dei Sei cigni dei fratelli Grimm. Riti e incanti, improvvise cadute e inopinabili fortune. Il cattivo di turno che si frappone tra il protagonista e la felicità viene sempre sconfitto, e sovente è un espediente fantastico a risolvere la situazione (La scatola dei desideri).

Le storie, in alcuni casi, hanno anche risvolti lugubri (La principessa nella cassa) o passaggi cruenti (Pan per focaccia e Prodigio); ho apprezzato particolarmente quelle in cui prevale invece l’ironia e la simpatia del protagonista di turno (Tre porcellini rosa, Per tre soldi, Un viaggio in slitta).

Il linguaggio semplice rende scorrevole la lettura e immediata la comprensione, e questo è tipico del genere.

Trovo che la fiaba insegni la vita, pur senza rispettare tempo e luogo, razionalità e buon senso. Insegna a riflettere, a sorridere, a commuoversi, a pensare e, per quanto non immediato, a essere.

Questo volume mi sembra un’ottima idea per chi vuol scoprire le fonti di alcune storie di Andersen, per chi ha apprezzato volumi simili conferendo al genere il giusto valore (a me piacque tantissimo, per esempio, Fiabe italiane di un certo Calvino). E, perché no, una simpatica idea per leggere davanti al focolare, in un gelido pomeriggio d’inverno quando in cielo fanno capolino i primi fiocchi di neve.

In fondo, è fiaba anche questa.

Titolo: Fiabe Danesi

Traduttore: Bruno Berni

Pagine: 224

Casa editrice: Iperborea

Prezzo: 16,00 euro

Note: A cura di Bruno Berni

Inserito in: Novità, Recensioni
Enzo D'Andrea

Articolo inserito da:

Enzo D’Andrea è un geologo che interpone alle attività lavorative la grande passione per la scrittura. Come tale, definendosi senza falsa modestia “Il più grande scrittore al di qua del pianerottolo di casa”, ha scritto molti racconti e due romanzi: “Le Formiche di Piombo” e "L'uomo che vendeva palloncini", di recente pubblicazione. Non ha un genere e uno stile fisso e definito, perché ama svisceratamente molti generi letterari e allo stesso tempo cerca di carpire i segreti dei più grandi scrittori. Oltre che su MeLoLeggo, scrive di letteratura sul blog @atmosphere.a.warm.place, e si permette anche il lusso di leggere e leggere. Di tutto: dai fumetti (che possiede a migliaia) ai libri (che possiede quasi a migliaia). Difficile trovare qualcosa che non l’abbia colpito nelle cose che legge, così è piacevole discuterne con lui, perché sarà sempre in grado di fornire una sua opinione e, se sarete fortunati, potrebbe anche essere d’accordo con voi. Ama tanto la musica, essendo stato chitarrista e cantante in gruppi rock e attualmente ripiegato in prevalenza sull’ascolto (dei tanti cd che possiede, manco a dirlo, a migliaia). Cosa fa su MeLoLeggo? cerca di fornire qualcosa di differente dalle recensioni classiche, preferendo scrivere in modo da colpire il lettore, per pubblicizzare ad arte ciò che merita di essere diffuso in un Paese in cui troppo spesso si trascura una bellissima possibilità: quella di viaggiare con la mente e tornare ragazzi con un bel libro da sfogliare.

Inserisci un commento