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Ubik, di Philip K. Dick

Un futuro dove le guerre si combattano con i telepati. Una trama folle e visionaria per una delle opere più riuscite del geniale autore americano.

Ubik
Ubik

Ad oltre trent’anni dalla morte, P.K. Dick è ora più che mai una figura di grande attualità nel cinema, nella fantascienza e anche tra chi ha semplicemente letto un suo libro. Non si può non rimanere impressionati, infatti, dall’originalità dei suoi scritti e da quell’alone quasi mistico che circonda il suo personaggio. Esistono vertici toccati dalla narrativa tali da poter essere paragonati alla letteratura vera e propria, e uno degli autori che ha raggiunto questi vertici è proprio P.K. Dick. Ubik (Fanucci editore, traduzione a cura di Paolo Prezzavento) è una delle sue opere più rappresentative.

L’ambientazione è quella di in un futuro in cui grandi corporation si combattono usando i precog, una sorta di telepati. Lo spionaggio commerciale si è trasformato in una guerra combattuta anche sfruttando i poteri paranormali. Telepati e telecinetici si sforzano dunque di carpire i segreti delle grandi aziende multinazionali e al fine di neutralizzare le spie dotate di poteri paranormali si attivano delle vere e proprie agenzie di neutralizzazione. Per una di queste, di proprietà di Glen Runciter, lavora il protagonista principale, Joe Chip.

Runciter ha perso la moglie quando era molto giovane ma grazie al meccanismo di surgelamento in semi-vita è riuscito a mantenerla in uno stato di non-morte. Si reca da lei periodicamente per avere dei consigli su come gestire la compagnia e lo fa attraverso un moratorium, uno dei tanti centri di riposo dei defunti, dove è possibile – a fronte di una somma di denaro – collegarsi con i propri cari estinti.

Tra Joe e Runciter non c’è solo un rapporto tra dipendente e datore di lavoro, ma anche un’amicizia basata sulla reciproca stima. Joe Chip è una persona completamente incapace di gestirsi economicamente ed è indebitato fino al collo in un mondo dove tutto è a pagamento e persino aprire e chiudere l’uscio di casa costa 5 centesimi.

Joe ed altri inerziali vengono reclutati da Runciter per una missione sulla Luna ma qualcosa va storto: l’esplosione di una bomba causa la morte di Runciter e i restanti inerziali dovranno organizzare il contrattacco guidati da Chip.

Dopo l’esplosione cominciano inoltre a verificarsi eventi sempre più strani e inquietanti. Tutte le cose regrediscono: oggetti, case, auto. Gli aerei diventano velivoli a elica, le auto moderne si trasformano in macchine degli anni trenta, le farmacie in vecchie erboristerie…

In un intreccio sempre più fitto di vicende surreali e colpi di scena inaspettati, il romanzo volge verso un epilogo in un crescendo di suspense e paura. La sensazione è quella di essere intrappolati in un incubo partorito dalla folle mente di P. K. Dick. Joe Chip e gli altri protagonisti si troveranno implicati in episodi surreali e grotteschi, in un mondo intriso da un’oscura atmosfera di morte.

La lettura di Ubik risulta per molti un’esperienza unica e straniante, al di fuori dei canoni interpretativi tradizionali.  La trama fluisce in direzioni imprevedibili lasciando il lettore senza punti di riferimento, con la sensazione di essersi inoltrato in una dimensione diversa, in un universo esclusivo che appartiene solamente alla mente del geniale autore americano e al suo stile unico e irripetibile. In questo romanzo si possono apprezzare sia gli elementi classici della scrittura di fantascienza, come l’interferenza di due piani di realtà, uno dei quali in continuo mutamento, sia alcune delle principali caratteristiche dello stile di Dick: la dissoluzione della trama, l’umorismo cupo e un fondamentale pessimismo di fondo. Tra le tematiche emerge l’interesse dell’autore verso lo gnosticismo e in particolare verso quella figura del creatore che ebbe grande influenza nella scrittura di questo romanzo e una sempre maggiore importanza negli ultimi anni di attività di Dick. Ubik si rivela nel capitolo finale del libro come il  Verbo, raffigurato nel logo di un comune prodotto commerciale:

Io sono Ubik. Prima che l’universo fosse, io ero. Ho creato i soli. Ho creato i mondi. Ho creato le forme di vita e i luoghi che esse abitano; io le muovo nel luogo che più mi aggrada. Vanno dove dico io, fanno ciò che io comando. Io sono il verbo e il mio nome non è mai pronunciato, il nome che nessuno conosce. Mi chiamo Ubik, ma non è il mio nome. Io sono e sarò in eterno.

Dick nel 1974 scrisse anche una sceneggiatura destinata al cinema ma ad oggi nessuna trasposizione cinematografica è stata realizzata. Nell’attesa Ubik è un romanzo consigliato a tutti coloro che voglio vivere un’esperienza di lettura intensa e senza eguali.

Salvatore Chianese

Salvatore Chianese è sociologo e vive e lavora a Napoli. Soffre di svariate “malattie artistiche”, in particolare una mania ossessivo compulsiva per la lettura, la musica e il cinema. Sin da bambino è attratto dal mondo dell’occulto, del mistero e dell’horror. È cresciuto ascoltando la musica dei Queen, per poi innamorarsi di Led Zeppelin, Black Sabbath, Metallica, Iron Maiden, Y.J. Malmsteen… insomma tutto il rock hard and heavy. Nutre una venerazione per Stephen King e E.A. Poe. Le letture che hanno segnato la sua esistenza sono Dracula di Bram Stoker, Il fuggiasco di Carlotto e Il conte di Montecristo di Dumas. Adora viaggiare, mangiare (tanto e bene) e l’isola di Cuba, la perla dei Caraibi. Cosa fa su MeLoLeggo? Legge, recensisce, critica ma, soprattutto, cerca di sedare le frequenti crisi di astinenza da libri.

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