In libreria: Casa di foglie, di Mark Z. Danielowski

Casa di foglie

Casa di foglie

Sin dal suo apparire, il 7 marzo 2000 negli Stati Uniti, Casa di foglie viene subito considerato uno dei grandi libri dell’inizio del nuovo millennio, un’opera in cui la letteratura mostra la sua vera, enigmatica profondità. Apprezzato da critica e pubblico, celebrato da scrittori come Bret Easton Ellis e Jonathan Lethem, il romanzo di Mark Danielewski è da allora uno dei libri più venduti negli Stati Uniti, oggetto di un vero e proprio culto e di una sterminata letteratura secondaria.
L’opera si presenta in apparenza come un horror tra i più riusciti nel suo genere. Johnny Truant, un ragazzo che trascina la sua giovane vita in un insulso lavoro in un negozio di tatuaggi, una passione non corrisposta per una spogliarellista e dipendenze varie da stupefacenti e alcol, si sistema in un appartamento di Los Angeles lasciato libero da un certo Zampanò, un anziano critico cinematografico cieco morto di recente. Tra gli oggetti di Zampanò, Truant scopre un manoscritto in cui si narra di un film-documentario intitolato The Navidson Record. Un film terrificante, in cui ci si imbatte in quanto di più alieno sia mai stato concepito.
Nella più pura assenza. Nel vuoto. Nella tenebra che divora la tenebra.
Nell’aprile del 1990 – racconta Zampanò – Will Navidson, celebre fotoreporter, e la sua compagna Karen Green, un’attraente ex modella, per rinsaldare il loro traballante rapporto, comprano una casa in Virginia. Con l’intento di riprendere il modo in cui il luogo comincia a essere abitato e vissuto, Navidson piazza un po’ di telecamere nelle varie stanze. Dopo qualche giorno, la stupefacente scoperta: dal nulla sbucano un corridoio e una porta visibili solo all’interno della casa. L’abitazione risulta di fatto più grande dentro che fuori. Col tempo il corridoio si allarga, trasformandosi in un labirinto sterminato e buio, fatto di stanze enormi e porte che conducono in altre stanze, ad altre porte e a infinite scale a chiocciola la cui discesa può durare da cinque minuti a settimane intere.
Un terribile ruggito, inoltre, scuote i muri e annienta le sicurezze dei Navidson trasformandone i sogni in incubi.
Il manoscritto di Zampanò afferma che la storia di Navidson ha raggiunto fama internazionale, giungendo all’orecchio di personaggi del calibro di Stephen King, Stanley Kubrick, Douglas Hofstadter e Jacques Derrida. Eppure, quando Truant investiga, non trova nessuna traccia della casa, nessuna prova degli eventi accaduti e null’altro che possa stabilire con certezza che The Navidson Record esista davvero al di fuori del testo di Zampanò.
La casa dei Navidson, tuttavia, esattamente come per il fotoreporter e per Zampanò, è diventata per Truant un’ossessione ineliminabile, la prova dell’esistenza di un potere oscuro e incontrollabile o, forse, semplicemente dell’esistenza stessa di Dio.

Mark Z. Danielewski nasce a New York il 5 marzo 1966 da padre polacco, il regista d’avanguardia Ted Danielewski, e da madre statunitense. È il fratello maggiore della cantante Anne Decatur Danielewski, in arte Poe. Tra le sue opere Casa di foglie (House of Leaves, 2000), The Whalestoe Letters (2000), The Fifty Year Sword(2005), Only Revolutions (2006).
Traduttori: Francesco Anzelmo, Edoardo Brugnatelli e Giuseppe Strazzeri.

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2 commenti su "In libreria: Casa di foglie, di Mark Z. Danielowski"

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  1. Mondo Review scrive:

    Ma è uscito o no? qualcuno si degna di rispondere ai commenti per favore?
    Questo romanzo è ormai introvabile e su Amazon continua a non essere disponibile. Quindi?

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