In libreria: Il linciaggio, di Gian Pietro Testa

Il linciaggio

Cosa c’è all’origine di un fatto di cronaca? E di una protesta? Quali sono le dinamiche che portano al naufragio di ogni mediazione, alla sconfitta del dialogo e innescano la vertigine del conflitto sociale? E quando ciò accade che rapporto c’è  tra dimensione individuale e dimensione collettiva? È il singolo che influenza il gruppo o il gruppo che influenza il singolo? E come avviene ciò? A queste e ad altre domande di inquietante attualità tenta di dare di risposta, attraverso il racconto romanzato di una storia vera, accaduta nel 1949, il libro di Gian Pietro Testa Il linciaggio, recentemente ripubblicato da Festina Lente Edizioni.

In un momento storico come quello attuale, dove la crisi della civiltà del lavoro risulta sempre più evidente, dove la precarietà occupazionale porta sovente nei fatti, pur di mantenere un salario, a rinunciare a molti diritti acquisiti, dove una certa burocratizzazione degli organismi di rappresentanza e un pessimismo sociale esauriscono nella solitudine individuale ogni tensione verso un progresso diffuso, tanto da poter far ipotizzare ad alcuni l’imminente fine del sindacalismo, il romanzo che ci ripropone il noto giornalista e scrittore Gian Pietro Testa è uno stimolo di riflessione di inquietante attualità.

Il linciaggio, che null’altro è che versione romanzata di una storia realmente accaduta in un podere della bassa padana nel 1949, infatti, non solo fa luce su un fatto di cronaca e una pagina di storia oggi ai più sconosciuta, ma indaga sulle dinamiche, spesso dagli esiti imprevedibili, che sono alla base di una vertigine di violenza che in un crescendo progressivo arriva a bloccare ogni occasione di dialogo fino all’inevitabile epilogo di sangue.

L’enorme divario delle condizioni sociali tra salariati e datori di lavoro, le diverse prospettive valoriali ed esistenziali di due gruppi sociali che sembrano popolare due mondi lontani e diversi, l’incomunicabilità che porta all’arroccamento e all’incancrenimento delle reciproche posizioni, fanno da sfondo a una vicenda dove Testa, con abilità, narra il complicato intrecciarsi delle singole realtà individuali, il flusso dei loro pensieri, con la dimensione collettiva, sociale, quella dove ciò che rimangono alla fine sono solo i fatti. Pubblico e privato, classe e persona, fatti e pensieri, sono le antinomie del dramma, le facce contrapposte di una stessa medaglia.

In una storia ormai perduta nella memoria ma che, pur in un mutato contesto storico, presenta molte analogie col presente,  è così possibile leggere in controluce e rifletter sui rischi di una prospettiva che oggi sembra pericolosamente avvicinarsi.

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