Un cortoromanzo classico in libreria: I coniugi Orlov, di Maksim Gorkij

I coniugi Orlov

Quasi ogni sabato, prima dei vespri, si udivano uscire, dal sottosuolo di una vecchia e sporca casa appartenente al mercante Petunnikov, le grida furiose di una donna, che si spandevano nello stretto cortile ingombro di ogni specie di tritume, e dove erano costruitele dispense e le tettoie in legno, tutto così vecchio da reggersi appena in piedi. «Fermati! Fermati! Ubriacone!» gridava una donna con voce da contralto. «Lasciami!» rispondeva una voce maschile da tenore.

Nei Coniugi Orlov (1897) l’impegno sociale di Gorkij diventa un netto rifiuto dell’ordine costituito. Un misero calzolaio porta avanti malamente la sua esistenza e, tormentato da vaghi ideali di riscatto, si ubriaca per non pensare. Quando in città scoppia un’epidemia di colera, dapprima farà di tutto per aiutare i disgraziati che ne cadono malati, poi si arrenderà, convinto che la morte sia migliore della vita da cani che avevano prima. Un duro atto d’accusa alle terribili condizioni dei lavoratori nella Russia zarista, che in nuce contiene
quel seme esplosivo che porterà alle tre rivoluzioni (1905, febbraio e ottobre 1917) di inizio Novecento.

L’autore. Maksim Gorkij (Nizhny Novgorod, 1868 – Mosca, 1936), fu uno scrittore e drammaturgo russo tra i più attivi del periodo rivoluzionario. Autore di numerose opere a sfondo sociale (Konovalov, Varenka Olesova…) e profondamente antizarista, si affiancò al bolscevismo e, per questo, venne duramente criticato da Solženicyn. Invece, tra i suoi amici più cari vanno ricordati Cechov e Tolstoj. I coniugi Orlov sono assenti da decenni dalle librerie italiane. Tornano oggi con Leone Editore e la traduzione di Vanessa Leone.

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