Sarà alla Fiera del Libro di Francoforte, Amarela Queluz?

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Sarà alla Fiera del Libro di FrancoforteAmarela Queluz?

La scrittrice appartata e misteriosa, di cui sta per uscire, per i tipi di Edizioni Angolo Manzoni, la prima opera tradotta in italiano dal filosofo Piero Burzio nella collana ad alta leggibilità da lui diretta.

Fino all’ultimo l’enigma non verrà sciolto.

Intanto l’aspettiamo, alla Buchmesse, da mercoledì 9 a domenica 13,  Padiglione 5, Stand C50.

La Edizioni Angolo Manzoni è presente con le nuove pubblicazioni nel carattere ad alta leggibilità EasyReading® nell’ambito del Progetto Integrato di Filiera (PIF) Torino-Piemonte Graphic Arts & Excellences  (Centro Estero Internazionalizzazione – Ceipiemonte su incarico di Regione Piemonte e Camera di commercio di Torino, in collaborazione con il Salone Internazionale del libro di Torino).

Lasciati andare ancora una volta, sì che io possa desistere dalla fatica del comando e seguire te, io che impongo a te di seguire me. Finché il senza-legge del correre abbia il sopravvento, e sia davvero volare via, lontano da ogni dove…

Amarela Queluz, Opera orfana, traduzione di Piero Burzio

 

Amarela Queluz (o Quieluz, secondo la grafia più antica) nasce a Lisbona nel 1950. Giovanissima si trasferisce in Italia, a Genova, dove studia Lettere Moderne e si laurea con una tesi sulla poesia erotica e sentimentale ispano-lusitana del ‘900. Torna spesso a visitare il suo paese natale e diventa collaboratrice editoriale esterna di alcune case editrici portoghesi, nonché traduttrice in spagnolo di alcuni autori minori della letteratura lusitana, come Serena Paz e Alfonso Cardoso da Silva. È impegnata da anni nella compilazione dell’edizione critica portoghese delle opere di Esteban Sebastian Laurentius, a cui è stata vicina negli ultimi anni della sua vita. Nello stilare questo breve profilo biografico, la redazione rende noto, su richiesta di Amarela, che l’autrice desidera non si sappia null’altro di lei.

A proposito di Opera orfana. Éros e thánatos, Amore e Morte, ingredienti esplosivi e fecondi della letteratura,  compagni di un impossibile gioco. Opera orfana si avvicina alle regioni ambigue in cui per un momento sembra che i due eterni rivali riescano a incontrarsi e a fondersi. Per esempio, su un treno. E inizia il viaggio di Lea, protagonista del romanzo e professoressa di letteratura, insieme al suo amante: lo Sconosciuto. Un viaggio che nella metafora parla di noi, di sensualità intense ed estatiche dolcezze. L’alcova sui binari è il talamo dove la passione supera il tempo e il luogo. Ma qual è la meta del viaggio?

L’unica certezza della protagonista, “voglio l’opera, non l’autore”, non è solo il Leit Motiv esistenziale, ma è anche la linea guida del romanzo. Senza autore Opera orfana si dichiara con una mancanza. Lea scompare e il lettore ha la possibilità di conoscere ciò che accade nelle stanze riservate della casa editrice che ha ricevuto il manoscritto: pubblicarlo? Non pubblicarlo?  La risposta è nelle mani del lettore.

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