In uscita a settembre per Giano: Il caso Rembrandt, di Daniel Silva

Daniel Silva

Uscirà in Italia a settembre per le edizioni Giano, con traduzione di Raffaella Vitangeli, il nuovo romanzo di Daniel Silva: “Il caso Rembrandt”.

Non capita tutti i giorni che un restauratore d’arte sia brutalmente ucciso nel Regno Unito. Soprattutto se si tratta di un rinomato restauratore come Christopher Liddell, abituato a intingere i suoi delicati pennelli su tele di Rubens, Tiziano, Cézanne e Monet.

È stato trovato cadavere col cuore squarciato da un colpo di pistola, accanto al suo sgabello da lavoro, poco distante dalle magiche pozioni – due parti di acetone, una di propilene glicolico e dieci di nafta – con cui riportava alla vita i suoi inestimabili capolavori.

La versione ufficiale della polizia è che dei ladri siano penetrati nel suo cottage a Glastonbury, la celebre cittadina cara a William Blake e ai mistici di mezzo mondo e, una volta sorpresi, non abbiano avuto altra scelta che farlo fuori e arraffare le prime opere d’arte a portata di mano. C’è un uomo, tuttavia, che conosce un’altra piú oscura e allarmante verità. È noto come Julian Isherwood, detto Julie dagli amici, proprietario e unico titolare della spesso insolvente ma mai noiosa Isherwood Fine Arts, una galleria d’arte al 7 e 8 di Mason’s Yard, nel quartiere di St James’s, a Londra. In realtà si chiama Isakowitz, britannico solo per nazionalità e passaporto, ma di origini tedesche, educazione francese e religione ebraica. Solo pochi amici fidati sanno che è arrivato a Londra nel 1942 da profugo quando era ancora un bambino. E che suo padre, il famoso gallerista di Parigi Samuel Isakowitz, è stato ucciso nel lager di Sobibor insieme a sua madre. Nessuno sa poi che, negli anni Settanta, è stato reclutato come sayan, collaboratore volontario, dal leggendario capo dell’Agenzia spionistica israeliana Ari Shamron. Con un solo incarico: contribuire a creare e mantenere la copertura di un giovane restauratore di opere d’arte nonché sicario di nome Gabriel Allon.

Ed è a Gabriel Allon, scovato nel suo rifugio della penisola di Lizard in Cornovaglia, che Isherwood racconta la sua verità. Liddell stava lavorando a un’opera su cui Julie aveva messo le mani. Un quadro di 104 × 86 cm del 1664 che  raffigura un’attraente ragazza sulla trentina con indosso uno scialle di seta ricamato con pietre preziose e poco altro. Un quadro del valore di 45 milioni di dollari. Un Rembrandt, che nessuno ha mai visto, misteriosamente arrivato tra le mani di Julie da parte di un improbabile nobile decaduto di un imprecisato paese dell’Est. L’assassino di Liddell poteva portare con sé i Rubens, i Tiziano, i Monet presenti nel cottage, ma ha trafugato soltanto quell’opera che poteva fare la fortuna di Isakowitz, detto Julie Isherwood.

Thriller che, in un crescendo senza respiro, ci conduce in un mondo popolato da esponenti del Vaticano, banchieri svizzeri, vecchi gerarchi nazisti, filantropi e sopravvissuti alla Shoa, al suo apparire negli Stati Uniti, Il caso Rembrandt ha subito raggiunto la vetta delle classifiche dei romanzi piú venduti.

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