In the Eye of the Sun, di Ahdaf Soueif

 

We shall go back by the boltless doors,
To the life unaltered our childhood knew –To the naked feet on the cool, dark floors,And the high-ceiled rooms that the Trade blows through:
Ritorneremo attraverso porte senza chiavistello,
Alla vita non alterata della nostra infanzia –Ai piedi nudi sui pavimenti freschi e scuri,Alle stanze con il soffitto alto attraverso cui soffiavano gli Alisei. […]
The wayside magic, the threshold spells,
Shall soon undo what the North has done –Because of the sights and the sounds and the smellsThat ran with our youth in the eye of the sun.
La magia marginale, gli incantesimi alla soglia,
Presto disfaranno ciò che il Nord ha fatto -Per via delle immagini e dei suoni e degli odoriChe scorrevano insieme alla nostra giovinezza nell’occhio del sole.

Traduzione a cura di Raffaella De Lia

In the Eye of the Sun

In the Eye of the Sun

Ahdaf Soueif inserisce questi versi di Rudyard Kipling come introduzione all’epilogo del suo libro In the eye of the sun, Nell’occhio del sole, inedito in Italia, rivelandone due elementi fondamentali: la nostalgia, tanto “romantica” quanto dolorosamente concreta, per ciò che è stato e non sarà più, nonché la passione della protagonista Asya (e dell’autrice) per la letteratura inglese. Una passione per le parole che non è solo intellettuale, ma che selettivamente informa anche il suo modo di percepire le persone dal modo in cui usano ad esempio le immagini e le parole, appunto. 

La prima parte del romanzo è una storia parallela: di Asya e del suo paese, l’Egitto, entrambi con molti turbamenti nell’accidentato tentativo di crescere.

Asya è giovane, bella e privilegiata. Vive al Cairo, va all’università, studia letteratura inglese. I suoi genitori sono degli intellettuali, ha una famiglia unita con tre tantes (zie), un amato khalu (zio) e un geddu (nonno). Mama Deela, la nonna, era morta quando lei aveva sei anni.

Asya, la sua migliore amica Chrissie, Mimi e Noora formano un quartetto inseparabile. Asya s’innamora di Saif, prova con lui i turbamenti di una ragazza della sua età e continua a provarli anche lontano da lui, durante la sua permanenza estiva in Italia, nell’estate del ‘69. Continua ad amare Saif e dopo quattro lunghi anni di impaziente attesa da parte di lei, i due finalmente si sposano. Asya spesso combatte pensieri molto cupi, come l’irreversibilità della morte, soprattutto quella dei suoi genitori, o i tipi di tortura inflitti ai prigionieri politici. Tali turbamenti e tali pensieri, tuttavia, non le impediscono di godere di quanto la vita le offre, come i giorni magici del suo incontro clandestino a  Beirut con Saif, nell’agosto del‘68. Dopo il matrimonio, Asya va nel nord dell’Inghilterra a preparare il suo dottorato in linguistica.

L’Egitto intanto ribolle, e non soltanto per l’alta temperatura. Il libro si apre sulle immagini di 273.566 studenti che si preparano agli esami di maturità nella torrida primavera del 1967, quando il Segretario Generale dell’ONU, U Thant, decide di assecondare la richiesta del governo egiziano di ritirare le truppe dell’UNEF — la forza d’emergenza delle Nazioni Unite — che stazionano sul Sinai al confine con Israele. Il 22 maggio il presidente egiziano Gamal ‘Abd el-Nasser chiude lo stretto di Tiran, che collega il Golfo di Aqaba al Mar Rosso, alle navi israeliane. Israele considera il ritiro delle truppe dell’UNEF un atto ostile e la chiusura dello stretto un casus belli e il 5 giugno dà inizio a devastanti attacchi aerei. Gli iniziali successi delle truppe di terra israeliane creano panico nel comandante in capo delle forze egiziane ‘Abdul Hakim’ Amer tanto da indurlo ad ordinare il ritiro delle sue forze armate dal Sinai verso la parte ovest del Canale di Suez. Alcuni suoi alti ufficiali successivamente lo persuadono a revocare l’ordine, ma ormai è troppo tardi. Le perdite dell’Egitto sono enormi.

Il 9 giugno il presidente Nasser si assume la piena responsabilità del fiasco, che aveva provocato l’annientamento di quattro intere divisioni, e presenta le sue dimissioni dalla carica. Dimissioni che il popolo egiziano non accetta, scendendo in piazza per mostrare il proprio sostegno al presidente. Nasser continua a governare il paese fino al 28 settembre del ‘70 quando, ancora una volta, gli egiziani si riversano nelle strade per esprimere il proprio dolore per la morte del loro leader. Nonostante i dubbi che Nasser aveva sollevato in molti connazionali, il senso di perdita e l’incertezza per il futuro prendono il sopravvento.  Il vicepresidente Mahammad Anwar al-Sadat assume la carica di presidente.

In the eye of the sun è dunque la storia di una donna e del suo paese, con vicende alterne per entrambi. La svolta nella vita di Asya è il suo cedere a un uomo che non ama, Gerald Stone, in grado di offrirle quello che mancava al suo matrimonio con Saif: un inebriante coinvolgimento sessuale. Nient’altro. Il mondo affettivo di Asya e il suo amore per Saif rimangono intatti: sono due realtà parallele che non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra, se non nell’anima dilaniata di Asya. Perlomeno fino al momento in cui tutto viene a galla.

Gerald Stone e Saif, d’altronde, non potrebbero essere più diversi: l’uno soffocante e parassita, ma bravo a letto, l’altro intelligente, generoso, leggermente misterioso ed estremamente rispettoso delle fobie — vere o immaginarie — della sua “Principessa”. Asya si rende colpevole non tanto di tradimento, quanto di non essere stata in grado di comunicare con suo marito, prima che l’irreparabile succedesse, nel tentativo di risolvere i loro problemi di coppia, aiutata in questo da Saif che, con il suo fare cortesemente distante e sbrigativo, induce Asya a ritirarsi dapprima nel guscio del suo mondo interiore e, alla fine, tra le soffocanti braccia del rivale. Saif rimane l’amore “incompiuto” di Asya.

Nel libro, i dialoghi sono costruiti in maniera tale che, nel loro alternarsi alle vicende storiche ed emotive in corso, diventano spesso un dialogo nel dialogo. I personaggi parlano e la cronaca degli eventi nel Sinai nel ’67 scorre; i personaggi parlano e il fekki recita la litania di preghiere per i morti della famiglia al cimitero del Cairo; i personaggi vivono e commettono i propri errori mentre le metafore del dottorato in linguistica di Asya si snocciolano; i personaggi si affacciano alla vita e 273.566 studenti egiziani si preparano agli esami di maturità.

La storia si chiude con un’immagine bella ed emblematica: una donna di pietra venuta alla luce in uno dei tanti scavi egiziani, emersa da un passato remoto senza che la sua bellezza regale ne fosse intaccata, nonostante per lunghissimo tempo sia stata sepolta nella sabbia, da cui non è ancora completamente emersa.

In the eye of the sun è la storia di Asya, ma anche di tante donne come lei: belle, intelligenti, privilegiate, estremamente inquiete e pertanto molto fallibili, che pagano sulla propria pelle lo scotto dei propri errori. Senza sconti. È la storia di un’educazione sentimentale sullo sfondo degli sviluppi (o delle involuzioni) di una nazione in crescita.

 

Autrice: Ahdaf Soueif

Titolo originale: In the Eye of the Sun

Note: La recensione si basa sulla versione del libro in lingua inglese. Il libro non risulta essere stato mai tradotto in italiano.

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Raffaella De Lia

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Raffaella De Lia è riuscita a fare della sua passione per le lingue e per le parole il suo lavoro. Laureta in lingue in Italia, lavora come redattrice alla sede centrale dell’ONU a New York. La passione per le parole le è stata trasmessa da sua madre che le leggeva delle storie quando lei era ancora troppo piccola per poter godere della lettura e dalla sua maestra elementare che faceva lo stesso con tutto il resto della classe. Innamorata delle parole lette, parlate, scritte e ascoltate, Raffaella legge, parla, scrive e occasionalmente ascolta in cinque lingue. Tra le sue passioni figurano la buona tavola, la sua bicicletta, la disco music, un bel film visto al cinema e ogni libro che la faccia sorridere, riflettere, commuovere, “vivere” una storia come se fosse la sua. Cosa fa su MeLoLeggo? Imbattutasi nel sito in una crisi di astinenza da libri, ha subito riconosciuto nei redattori di MeLoLeggo delle anime affini, ha avvertito in loro i “sintomi” della stessa “malattia” e ha chiesto di potersi unire a loro nel viaggio infinito a libri aperti.

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