In libreria: L’uomo che non poteva morire, di Timothy Findley

L'uomo che non poteva morire
L’uomo che non poteva morire

«Ho vissuto molte vite, dottor Jung… Vidi la prima rappresentazione di Amleto e l’ultima recita dell’attore Molière. Fui amico di Oscar Wilde e nemico di Leonardo…». 

Nella clinica psichiatrica Burghölzli di Zurigo, Carl Gustav Jung è alle prese con un caso davvero complicato. Pilgrim, l’uomo condotto al suo cospetto dalla bella ed enigmatica Lady Quartermaine, dopo un fallito tentativo di suicidio, ha posto fine al suo ostinato mutismo con deliranti e inaspettate confessioni.

Chi è quell’uomo? Un mitomane profondamente malato, un geniale millantatore oppure la vittima di una strana maledizione?

Romanzo ambizioso, fantastico, metafisico, nel quale fanno la loro apparizione personaggi come Henry James, Oscar Wilde e Monna Lisa, L’uomo che non poteva morire può essere letto come uno straordinario racconto sulla nascita dell’Europa del XX secolo, oppure come un romanzo sull’eterno conflitto tra distruzione e creazione, o, infine, come una magnifica storia sugli abissi insondabili dell’identità umana.

Timothy Findley è nato nel 1930 nell’Ontario. Vincitore di numerosi premi letterari (il Governor General’s Award, l’Edgar Award, il Chalmers Award), ha scritto numerosi romanzi e tre raccolte di racconti, oltre a saggi e opere teatrali. È scomparso in Francia nel giugno del 2002.

Traduzione dall’inglese di Massimo Birattari.

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