In libreria: Brutta storia Belladonna, di Fulvio Strano

Brutta storia Belladonna

Brutta storia Belladonna

«Se Gesù fosse vivo direbbe: — Basta con le stronzate! — Direbbe: — ti piace l’horror? Fai un paio di figli!».

Il ventiquattrenne Charlie Belladonna ha un problema. Ha qualcosa a che fare con il ritrovamento di Elsa, “l’asiatica bambola gonfiabile dal culetto giallo”, nella sua camera d’albergo. Questo, a dire il vero, potrebbe non essere un vero problema, potrebbe addirittura trattarsi di un vezzo moralmente discutibile se non fosse che Elsa contiene cocaina purissima. Lui sa di essere innocente, ma sa anche che l’incapacità di dimostrare
la propria estraneità ai fatti non è un dettaglio da sottovalutare.

Questa storia ha inizio quando Charlie cade vittima di un misterioso disturbo, o perlomeno così sembra. Il suo estraniarsi dalla realtà, unitamente
all’innata abilità a non combinare niente di buono, convincono la madre che la strada da seguire è soltanto una: la psicanalisi. Durante una seduta, la rivelazione: «A un certo punto il mio subconscio vomitò strani suoni del tutto incomprensibili. Era come se nella laringe mi fosse stata pizzicata una corda. Dalla radice della lingua arrivarono insoliti rigurgiti vocali. Poi, tra un lamento e l’altro, scandii queste parole: Ci dissi u pauci a nuci, dammi tempu ca ti perciu. Le pronunciai modulando il tono di voce, quasi come fossi un tenore. Avevo i muscoli contratti, le gambe leggermente
sollevate. Fu una liberazione».

Charlie vuole saperne di più. Comincia a interrogarsi sul significato di quella frase, ma nel farlo mette in moto, suo malgrado, una reazione a catena che porterà al suo arresto. Malavitosi, improbabili trafficanti di sex toys, personaggi bizzarri come un amico pornodipendente e uno zio dalle fattezze suine si alternano nel vecchio quartiere Zia Lisa facendo da corollario a questa storia surreale, sgangherata, equivoca… e sincera.

Fulvio Strano è nato a Lentini (SR) nel 1977 ed è ancora vivo! Dopo aver frequentato la scuola elementare presso le Suore orsoline, capisce che non sarà mai un prete. A otto anni rischia la vita per un attacco di peritonite acuta. A undici ha una rivelazione: entra in macelleria e rimane folgorato dai quarti di bue, dal sangue che gocciola sul pavimento bianco e dalla carne rossa. Vuole diventare macellaio! I genitori glielo vietano. Ripiega allora su una carriera alternativa: agghindare “un bestione” di cinque tonnellate con luci al neon di colore fucsia, le tendine di Marilyn Monroe, e liberarlo per le strade. Da grande vuole fare il camionista! Il padre e la madre si rendono conto del pericolo e lo iscrivono di forza al Liceo Classico “Gorgia”. Dopo cinque anni l’unica cosa che ricorderà saranno le gite scolastiche, e neanche tutte. Si diploma, frequenta
la Facoltà di Giurisprudenza di Catania, si laurea e, finalmente, diventa avvocato. Durante quegli anni conosce Kerouac, di cui s’innamora follemente, e poi Burroughs, Fante, Palahniuk, Bukowski, Roth, Cooper e molti altri… Jack Frog è il suo romanzo di esordio. Non sa neanche perché lo ha scritto.

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