A tu per tu con Antonio Cucciniello

Abbiamo avuto occasione di incontrare Antonio Cucciniello e di parlare un po’ di lui e del suo ultimo romanzo, Le ali del bruco (Pendragon Edizioni)

Antonio Cucciniello

Antonio Cucciniello

Cominciamo parlando un po’ di te: chi è Antonio Cucciniello e cosa fa nella vita?

Nella vita sono stato tante cose, ma nel profondo sono sempre stato uno scrittore. Il mio esordio letterario risale al 2003 con il romanzo Un’altra opportunità, testo di narrativa adottato in molte scuole secondarie. Nel 2005 e nel 2008 escono i Thriller Hyria e Vittime, tradotti e venduti sul mercato americano. L’incontro con il Prof. Sergio Barile, ordinario presso l’Università La Sapienza di Roma, rappresenta, per la mia carriera artistica, una svolta decisiva.

Amo definirmi un randagio, uno scrittore di strada. Nella mia vita esiste un prima e un dopo, e nel mezzo un dolore devastante che ha lasciato ferite e cicatrici. La scrittura mi ha salvato la vita, e ancora oggi è la sola cosa che riesce a tenere a bada i miei fantasmi. Nel mio caso scrivere è molto più che una semplice passione, è un bisogno vitale.

Quando hai iniziato a scrivere e cosa vi è di diverso nel tuo ultimo romanzo, “Le ali del Bruco”, rispetto alle tue opere passate?

A scuola ero un ribelle, davvero un pessimo studente. Fino all’età di 25 anni non avevo mai letto un libro, figuriamoci scrivere. Poi la mia vecchia analista mi regalò un quaderno e mi disse di scrivere tutto quello che mi passava per la testa. Vi confesso che mi sentivo un idiota con la penna tra le dita, davanti a un foglio bianco da riempire. Stavo per lanciare il quaderno contro la parete, quando le parole sono uscite da sole, come un’esplosione di fuochi d’artificio. Partivo per un viaggio senza destinazione, davanti ai miei occhi si materializzavano luoghi e persone che da sempre abitavano dentro di me. Scrivevo di getto fabbricando parole che nascevano da un punto indefinito, un luogo sconosciuto sospeso a metà tra il respiro e il battito del cuore.

Le ali del bruco

Le ali del bruco

Le Ali del Bruco è diverso dalle altre opere perché dietro uno scrittore c’è sempre un uomo che deve assecondare il cambiamento.

Nella quarta di copertina del romanzo si legge che il libro è frutto di un progetto sperimentale promosso dall’ASVSA: hai voglia di parlarci di questa associazione e del perché definisci il tuo romanzo una sorta di esperimento?

Sì, le Ali del Bruco è un progetto sperimentale promosso dall’ASVSA, Associazione per la ricerca sui sistemi vitali, volto a veicolare, attraverso l’arte della scrittura, la Teoria dell’Approccio sistemico vitale, ideata dal prof. Sergio Barile. Si tratta di una metodologia elaborata nell’ambito dell’Economia d’impresa e che ha ottenuto riconoscimenti internazionali tali da estenderne la validità interpretativa anche ad altre discipline: management, marketing, ma anche antropologia, sociologia, psicologia e, per aspetti di frontiera, fisica e neurologia.

Le Ali del Bruco è un romanzo, nel suo genere, unico e innovativo perché trasforma la Teoria dell’Approccio sistemico vitale in una storia con personaggi intriganti. Ad esempio il Poeta Pezzente, un vecchio matto che vive nelle stazioni e che un giorno ha mandato tutto e tutti al diavolo per formulare una propria teoria del mondo. Solo dopo una vita trascorsa tra i numeri ha capito che l’unica soluzione possibile è l’Amore, un Amore Universale, la ricerca della Bellezza attraverso la semplicità e la riscoperta di noi stessi che avviene solo con la condivisione con l’altro. Nessuno si salva da solo.

All’interno del romanzo vi è una figura molto particolare che appare e scompare, un uomo in grado di influenzare fortemente il protagonista: un senzatetto. Ti sei ispirato a qualcuno in particolare? Sei venuto a contatto diretto con la realtà dei senzatetto in vista della stesura del libro?

Quando scrivo traggo ispirazione dalla quotidianità e dalle persone che incontro soprattutto durante i miei viaggi. I senzatetto possono sorprenderci con la loro visione del mondo, a volte sono maestri di vita. Se ti liberi dagli schemi e dai ruoli sociali che spesso siamo costretti ad interpretare, tutto appare sotto una luce diversa, i tuoi occhi potranno finalmente vedere e tu potrai finalmente capire che in fondo la vita è un viaggio meraviglioso.

Tra i tuoi progetti futuri vi sono alle porte altre opere sperimentali?

Adesso sono concentrato nella revisione di una trilogia che spero di finire prima che lei finisca me. Ti anticipo solo il titolo che è tutto un programma: Nevrosi.

Inserito in: Interviste, Novità
Roberta Taverna

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Di giorno Roberta Taverna, dottoressa in giurisprudenza , corre tra un’aula di tribunale e l’altra, mentre la sera si dedica al primo grande amore della sua vita: i libri. Lettrice instancabile, fa scorrere tra le sue dita le pagine di centinaia di libri ogni anno; legge in treno, mentre corre sul tapis roulant in palestra, camminando per strada… Predilige i romanzi contemporanei stranieri, con qualche ciclica capatina tra classici dell’Ottocento. Ha frequentato corsi di giornalismo e di scrittura comico-creativa, ha collaborato con alcune testate locali e ha fatto parte della giuria del concorso letterario Casa Sanremo Writers 2014. Ha creato e coordina il sito letterario Inkbooks. Cosa fa su MeLoLeggo? Legge molto, cerca di smaltire la pila infinita di volumi che si moltiplicano inspiegabilmente ogni giorno sugli scaffali di casa e recensisce tutto ciò che scopre imperdibile.

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